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Gli atti dell'Audizione parlamentare dei Portavoce del Forum
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Atti Parlamentari - 35 - Camera Deputati - Senato Repubblica
XIV LEGISLATURA - DISCUSSIONI - INFANZIA - SEDUTA DEL 19 MAGGIO
2005
Audizione di rappresentanti del Forum
del sostegno a distanza.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito del- l'indagine
Conoscitiva sull'infanzia in stato di abbandono o semiabbandono
e sulle forme per la sua tutela ed accoglienza, le audizioni
dei rappresentanti del Forum del sostegno a distanza.
Sono presenti il dottor Vincenzo Curatola, la dottoressa Anna
Maria Friso Lovison e il dottor Corrado Oppedisano.
Affronteremo il discorso delle adozioni a distanza come sistema
per frenare quella che la dottoressa Lodi e la dottoressa
Menichetti hanno definito l'uscita dei bambini dal loro territorio
e dai loro contesti familiari.
Do la parola alla dottoressa Anna Maria Friso Lovison, rappresentante
del Forum del sostegno a distanza.
ANNA MARIA FRISO LOVISON, Rappresentante del Forum del sostegno
a distanza. La ringrazio. Partiamo proprio dall'intervento
della dottoressa Menichetti, in particolare dal suo appello
per la prevenzione in loco, affinché i bambini rimangano
nella loro terra. È questa la filosofia alla base del
sostegno a distanza, un fenomeno che in Italia ha assunto
grosse proporzioni, sostenuto da tantissime associazioni che,
essendosi organizzate con grande spirito di solidarietà
e generosità, intervengono laddove il problema esiste,
ossia in quelle famiglie che, quasi sempre a causa di un'estrema
povertà e miseria, sono soggette alla disgregazione.
In queste situazioni, a rimetterci sono sempre i bambini.
Il nostro intervento consiste proprio nell'aiutare queste
famiglie ad essere la culla nella quale questi bambini devono
vivere.
Il sostegno a distanza è un'offerta che, una volta
fatta, pur nella pluralità d'intervento delle singole
associazioni che lo promuovono, rappresenta comunque qualcosa
di buono. In realtà, in tutti questi anni, le associazioni
che si occupano di sostegno a distanza si sono organizzate,
dal mio punto di vista, molto bene. Esse infatti hanno attivato
veri e propri progetti che offrono al bambino di cui si occupano
concrete opportunità di sviluppo e, quindi, un futuro.
Si prende in cura, badate, anche la famiglia. Mi piace sottolineare,
come già prima ha fatto la presidente, questo aspetto
di condivisione, gomito a gomito,
attraverso persone che le stesse organizzazioni hanno in loco,
proprio affinché vada a buon fine la generosità
che l'Italia, in questo momento, mette a disposizione di tanti
paesi che stanno cercando una strada per lo sviluppo. Sappiamo
tutti quante difficoltà ancora affliggono il pianeta.
Abbiamo chiesto questa nostra audizione, che avviene nell'ambito
dell'indagine conoscitiva dei minori in stato di abbandono,
per ricordare che il sostegno a distanza è sulla linea
della prevenzione in quanto il suo obiettivo è di permettere
che i bambini rimangano nel Paese in cui sono nati. Ma riguardo
all'abbandono, il sostegno a distanza interviene anche nel
nostro Paese. E spiego come. Le nostre associazioni conducono,
in Italia, una forte azione educativa nei confronti dei sostenitori.
In genere, i sostenitori sono spinti da una generosità
propria, che magari hanno sviluppato attraverso varie esperienze
nella loro vita, ma inserendosi nelle nostre associazioni
essi vivono una continua formazione e una continua sensibilizzazione
verso i problemi del terzo mondo, della povertà, dell'infanzia.
Ciò che verifichiamo è che, in seguito, queste
persone - o famiglie, se di famiglie si tratta - si aprono
alle urgenze che viviamo in Italia e, molto spesso riusciamo
ad orientare i sostenitori verso i servizi sociali italiani,
proprio perché notiamo una disponibilità all'affido.
C'è una ricaduta, quindi, anche nel territorio italiano.
È la prima volta che il Forum del sostegno a distanza
chiede un'audizione: l'abbiamo chiesta per far conoscere alle
istituzioni, in particolare alla Commissione parlamentare
per l'infanzia e, attraverso di essa, alla Camera dei deputati
e al Senato, la forza del sostegno a distanza, come una risorsa
propria del paese, come uno Strumento di Cooperazione internazionale
mirato all'infanzia, ma anche un bene del quale tenere conto
nelle trattative con i paesi esteri, sapendo che c'è
un lavoro che abbiamo svolto prima
Dalle relazioni che abbiamo ascoltato è emersa, a fronte
delle cifre drammatiche che sono state riportate, anche la
forza dei nostri interventi, ad esempio nei confronti dei
bambini ammalati di AIDS, o dei bambini orfani a causa di
questa terribile malattia. Le nostre associazioni rappresentano
una varietà bellissima. Attraverso la specificità
e sensibilità di ciascuna tentiamo di dare una risposta,
spesso riuscendoci, a tanti diversi problemi che affliggono
il mondo.
Chiedo, adesso, ai miei colleghi di integrare questa esposizione,
proprio per illustrare il cammino di autoregolamentazione
che ci siamo dati, al fine di valorizzare questa forza della
società civile, una società civile che non sta
con le mani in mano, ma si guarda intorno, è efficace
ed attiva e può collaborare - lo credo e me lo auguro
- con le istituzioni, in modo fattivo e concreto. Grazie
VINCENZO CURATOLA, Rappresentante del Forum del
sostegno a distanza. Vorrei aggiungere solo alcune brevi considerazioni.
In primo luogo, il sostegno a distanza è un'azione
di solidarietà e chi la pratica, come capita a tutti
quelli che fanno una bella esperienza, si accorge che è
più quello che riceve di quello che dà, sia
in termini umani, sia in termini di crescita della famiglia
e della comunità
Tengo a sottolineare questo aspetto, perché attraverso
il sostegno a distanza molte scuole, in Italia, riescono a
dare una visione concreta della solidarietà e dell'intercultura
alle nostre giovani generazioni. Spesso nelle scuole troviamo
bambini immigrati, bambini che vengono dai paesi più
svantaggiati, con i problemi che abbiamo richiamato prima.
Ecco che, allora, il sostegno a distanza è uno strumento
che aiuta l'integrazione e aiuta a dare risposte culturali
- il problema non è solamente economico, ma è
anche culturale e di rapporti - nella giusta direzione.
Mi sembra che questo sia un dato molto significativo, tra
l'altro in costante crescita: fino a qualche anno fa erano
poche le scuole che vivevano esperienze di questo tipo, mentre
oggi, ad esempio a Roma, sono circa 200.
Un altro elemento che mi preme sottolineare riguarda la partecipazione.
Il sostegno a distanza è riuscito a far partecipare
direttamente circa due milioni di italiani alla cooperazione,
alla solidarietà internazionale, a coinvolgerli in
situazioni di guerre, miseria e malattie. Questo determina
una forte motivazione nel popolo italiano, che è già
generoso di per sé, come dimostrano ampiamente tutte
le raccolte di fondi per scopi umanitari, ultima quella per
lo tsunami.
Molte persone continuano a sostenere, anche per dieci o venti
anni, il loro bambino e, con lui, la sua famiglia. Nel frattempo,
il sostegno a distanza ha portato autonomia, ha permesso di
superare la situazione di disagio e queste persone iniziano
a sostenere altri bambini, altre famiglie. Insomma, con il
sostegno a distanza, la solidarietà è diventata
il loro stile di vita. Mi pare che questo sia davvero importante
in un paese democratico, dove la partecipazione è il
fondamento della vita civile,
Permettetemi di sottolineare, altresì, il percorso
compiuto dalle associazioni dal 1997 in poi. Esistono, certamente,
dei dati comuni, come quello di proporre ai cittadini un progetto
di solidarietà, di aiuto all'infanzia, di sostegno
a tante situazioni che dai media non vengono prese in considerazione.
Ciò che le diverse associazioni hanno in comune è
l'impegno a mantenere la fiducia dei cittadini. Il sostegno
a distanza non usufruisce di finanziamenti pubblici, né
di altre risorse, al di fuori di quelle offerte dai cittadini.
Fortunatamente, se siamo a questi livelli, significa che c'è
stato un notevole sviluppo in questa direzione.
Questo dato ci ha portato ad essere consapevoli che la fiducia
non è qualcosa che si ottiene facendo leva sull'emotività,
magari presentando una situazione drammatica, ma si ottiene
offrendo dei risultati concreti e una trasparenza diretta.
Insomma, chiunque sostiene i nostri progetti può andare
in loco a verificare di persona, può entrare nelle
nostre associazioni e vedere lo stato di avanzamento degli
stessi, può avere una comunicazione diretta, nel proprio
paese, se non con il bambino, che magari gli manderà
il disegnino, sicuramente con chi accompagna il suo sviluppo
e con i nostri referenti. La fiducia, evidentemente, è
una componente fondamentale.
Da questo punto di vista, le associazioni si sono fatte carico
di avviare un processo di autoregolamentazione. Del resto,
è evidente che il soggetto più indicato a darsi
delle regole fossero proprio le stesse associazioni, in quanto
operative ormai da anni nel settore e in grado, quindi, di
analizzarne i problemi e le esigenze.
La redazione del primo codice di autoregolamentazione, la
Carta dei principi del 2000, ha coinvolto un centinaio di
associazioni italiane che, dopo un paio d'anni di continui
confronti, sono riuscite a definire questo documento, con
il quale le associazioni si impegnano a svolgere il sostegno
a distanza secondo alcuni principi concreti. Non li leggo
per esigenze di brevità, ma questi principi danno il
significato della specificità di questa forma di solida
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